Tempo fa ho pubblicato con la mia pagina Facebook sul gruppo Artemondo un post dedicato ad Orazio Gentileschi che a distanza di mesi continua a suscitare commenti, e mi famolto piacere visto che si tratta di un artista che apprezzo molto.
Questa è l’immagine che ho pubblicato.

Visto l’interesse ripubblico qui alcune considerazioni che avevo fatto dopo la recente mostra che si è tenuta a Torino qualche tempo fa.
Arrivo a Torino in gran corsa per non perdere la mostra di Orazio Gentileschi (pittore da me molto amato) al Palazzo Reale di Torino, penultimo giorno di apertura (a forza di rimandare…).

Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio
Il titolo ORAZIO GENTILESCHI. UN PITTORE IN VIAGGIO si riferisce ad un’esistenza fatta di continui spostamenti: nato a Pisa e formatosi a Roma come affreschista nei grandi cantieri papali di fine ‘500, alterna periodi di incertezze ad altri di importanti riconoscimenti tra le Marche, ancora Roma, poi Genova, Parigi ed infine Londra.
Gentileschi matura tardi: trova un proprio stile, raffinato e personalissimo, solo intorno ai quarant’anni. Fondamentale è l’incontro Roma con Caravaggio e la sua pittura contrastata, drammatica, fatta di realtà. Ma Gentileschi ne creerà una propria versione luminosa, elegante, ricercata, cromaticamente ricca e delicata.
A mio parere la mostra fa anche giustizia circa un certo recente calo d’interesse su questo pur grandissimo maestro:
“Orazio Gentileschi, pittore di straordinaria raffinatezza, troppo a lungo oscurato dalla fama della celebre figlia Artemisia”.
Cito dalla presentazione.
Nelle opere di Orazio Gentileschi in effetti si sente la forza del pittore geniale, la forza della sua dolcezza che lo distingue dalla sua pur bravissima figlia, come ha notato anche Riccardo Garbetta.



Natività di Georges de la Tour
Poi ancora il grandissimo Georges de la Tour, tra i miei preferiti dei quel secolo. Una NATIVITA’ profodamente umana e laica. Un dipinto intimo, intenso, coinvolgente.


Sant Ambrogio di Zurbaran
Qualche anno fa ho visto una mostra a Bergamo sulla luce. Protagonisti erano Caravaggio, de la Tour, Rembrandt e Zurbaran.
Il sant Ambrogio dipinto da Zurbaran è uno dei quadri più intensi che presenti in quella mostra.
Ricordo quella mostra. Quattro pittori che lavorano sulla luce. E sul buio. Quattro pittori che non si sono mai incontrati ma che sono un punto di arrivo di un processo durato tanti anni sul come approcciarsi al reale in condizioni di luce estreme. Pittura come percezione e non come rappresentazione.
Mancavano i due altri grandi pittori di quel secolo: Velasquez e Vermeer, ma giustamente: loro conoscevano solo la luce, non il buio.