Rosa colore caldo, delicato, tenero. Negli ultimi tempi questo colore mi interessa sempre di più e lo sto usando sia nei dipinti con figure che nei paesaggi.
È un colore raro e sofisticato: non fa parte dei colori primari né dei secondari dello spettro cromatico.

Penso al rosa e mi vengono in mente la pittura del Settecento, Giambattista Tiepolo, la cipria, un’eleganza raffinata e forse un po’ affettata. Ma anche alle nature morte di Giorgio Morandi.
Nel 2006 per Adelphi Roberto Calasso su questo tema pubblica un intero saggio molto interessante dedicato proprio al grande pittore veneziano, Rosa Tiepolo, e ne esplora tutte le sfumature, capaci sia di esprimere leggerezza e luminosità che anche tensione e dramma.
Ma parlando del colore rosa devo tornare agli anni del Liceo: la mia grande passione è stata la pittura di Jacopo Pontormo, soprattutto quel grande capolavoro che è la Deposizione di Santa Felicita a Firenze, opera che vado a rivedere quasi ogni volta che passo da Firenze.
I colori di Pontormo sono limpidi e cangianti, il rosa brilla e sorprende lo spettatore che osserva una scena piena di tragedia, ma congelata nel momento del massimo pathos. Pontormo usa sapientemente i colori contrapponendoli tra loro per trarne il massimo risalto.


La pittura del Manierismo è quella che ancora oggi maggiormente mi interessa proprio per questa costruzione che artificiosamente utilizza proporzioni o accostamenti per dare profondità al dipinto.
Facendo un salto dalla storia dell’arte del Cinquecento a qualcosa di meno lontano il rosa diventa protagonista di uno dei periodi più conosciuti della pittura di Pablo Picasso.
Il rosa torna spesso nella pittura italiana tra le due guerre con molti esempi in Antonio Donghi, Felice Casorati e Giorgio Morandi.

Amo le nature morte di Giorgio Morandi, dove il rosa diventa un impasto di luce e terra, modellato in forma di vasi e bottiglie.


Se nell’attualità al rosa viene associato principalmente a infanzia e femminilità, nell’antichità il rosa era spesso il colore con cui veniva rappresentato Dio Padre. Il più famoso ed impressionante è certamente il Dio Padre dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina, un uomo con folta barba grigia che con un gesto potente si protende sulle nostre teste.
Il colore rosa è da sempre associato alla femminilità, all’affetto, all’infanzia, ma anche alla pelle e alla sensualità.
I puttini, Cupido e gli angeli sono spesso stati dipinti proprio per esaltare questi elementi, come li incontriamo sia nei maestri del Rinascimento italiano come Andrea Mantegna sia in quelli della scuola fiamminga come Lucas Cranach, slo per fare due esempi.

Nella pittura contemporanea che preferisco questa sensualità spesso è tormentata e problematica, specchio delle ansie e delle paure della società attuale. Mi riferisco all’ arte figurativa di grandi artisti come Paul Cadmus o Dino Valls.


E nei miei quadri come utilizzo il rosa?
Partendo da questo spunto mi viene da dire che nei miei quadri invece quando dipingo un nudo non ricerco nè sensualità nè denuncio inquietudini esistenziali: il corpo è un elemento compositivo che assume forza all’interno dello spazio in cui viene collocato, sia un paesaggio o un architettura. Il rosa della pelle prende tonalità calde, come colpita dalla luce del sole al tramonto.

Personalmente preferisco però utilizzare il rosa nei miei paesaggi o nei dettagli dei protagonisti dei miei dipinti.
Ho utilizzato questo accorgimento nei miei paesaggi: le montagne rosa in natura non esistono (a parte le Dolomiti al tramonto), ma nel dipinto diventano un elemento solido e concreto che accostato al verde rende più profondo il paesaggio.

Anche gli scogli possono stagliarsi tra acqua e cielo con un rosa intenso che evoca anche certe montagne dipinte dai primitivi senesi nelle predelle degli altari del Trecento.

Uno dei soggetti che ultimamente sto esplorando maggiormente è quello delle Città in attesa: luoghi silenziosi che ricordano le città metafisiche di de Chirico e ancora le costruzioni architettoniche dei pittori primitivi toscani.
Il colore rosa in questi ultimi temi è veramente molto presente, spesso alternato con il verde, a cui mi piace accostarlo come facevano gli artisti del Rinascimento e del Manierismo.

Mi piace utilizzare il rosa nell’abbigliamento delle figure che entrano nei miei dipinti: il rosa in alcuni casi diventa il protagonista del dipinto, rendendo la figura più profonda e monumentale, spesso un momento di luce su cui mi piace far cadere l’attenzione di chi sta guardando.


Mi sono forse un po’ dilungato nel parlare del colore rosa, ma più ci ragiono più nascono spunti e riflessioni. Se vi incuriosisce questo tema potete andare a vedere le mie opere dove compare questo colore cliccando sul pulsante qui sotto.