Terra e spirito

A cura di: Francesca ed Emanuela Sensi
Artisti: Marco Manzella, Federico Bencini
Sede: Sensi Arte, via del Cavalletto 4, 53100 Siena (SI)
Durata: dal 08 Giugno al 27 Luglio
Orari: dalle 11.00 alle 17.00 / Chiuso la domenica
Sempre aperto su appuntamento
Website: www.sensiarte.it
Info: sensiarte@sensiarte.it
Mobile: +39 3339091367

“Ogni uomo è un mondo, sia per le vie del trascendente sia per i cammini dell’immanente”
scriveva José Saramago, ma se l’uomo in questione è un artista difficilmente si accontenterà di
questa consapevolezza ed indagherà, con i propri mezzi, la connessione tra materiale ed
immateriale. // Gli archetipi sono come le fondamenta invisibili su cui si erige il nostro mondo
simbolico. Essi rappresentano forme primordiali, universali e ricorrenti, presenti nell’inconscio
collettivo dell’umanità.
Questa mostra è parte della stagione espositiva che la Galleria SENSI ARTE dedica al tema del
Viaggio e della Transizione, indagati in questa occasione nella loro declinazione più spirituale.
Dal momento in cui l’Uomo nasce parte per un cammino alla scoperta del sé e dell’altro, un
viaggio senza fine che si percorre tanto con il corpo quanto con lo spirito.
In questo viaggio la Terra (o memoria individuale) e lo Spirito (memoria collettiva) s’intrecciano
continuamente ed inevitabilmente, come due divinità che si trovano coinvolte nel tentativo di
svelarci il senso della nostra esistenza.

“TERRA e SPIRITO – Segno e Archetipo” ha l’obbiettivo di rendere manifesta la corrispondenza estetica di questi concetti attraverso l’uso dell’archetipo, come mondo simbolico.
Marco Manzella dipinge un teatro immaginario sospeso tra realtà e artificio, offrendoci un personale
mondo archetipico che affonda le radici in una pittura quattrocentesca.
Segno distintivo delle sue tavole pittoriche è un’ambientazione “scenografica” nella sua essenzialità,
uno spazio indefinito dall’atmosfera silenziosa e in bilico su un equilibrio perenne. I suoi soggetti,
posti con delicata accoglienza nella scena, sembrano sollevati da un senso di pesantezza onirica.
Le ieratiche figure, come attori inconsapevoli, sono le uniche abitanti di questi sacrali paesaggi ideali
e solitari: in questo modo l’artista lascia a loro (e allo spettatore) il necessario spazio per la
riflessione e la meditazione. In queste bilanciate composizioni di Manzella, raccontate con l’uso
sapiente della tempera e della velatura, si costruisce un palcoscenico di arcane simbologie dove nulla
è affidato al caso e il racconto diventa mito. A chi osserva viene lasciato il tempo per comprenderne
l’epilogo, suggerendo sottovoce un percorso interiore di interpretazione.

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