Alcuni anni fa dipinsi due quadri con due solide figure femminili che si chinavano verso terra: avrei potuto chiamarle Finzioni, come in tanti altri miei dipinti, ma per me quelle erano le Grandi Madri.
Nel tempo è nato un universo femminile dove la figura della donna non è mai solo un soggetto, ma il fulcro di un’architettura silenziosa che si muove tra solidità plastica e mistero metafisico.



L’Enigma della Solidità
Spesso le donne dei miei dipinti sono figure monumentali, costruite con una volumetria che ricorda il purismo degli anni Venti e il realismo magico. Nonostante la loro possanza fisica, abitano spazi che sembrano svuotati dal tempo, rendendole presenze quasi scultoree.

La domatrice di capelli
In opere come Grande Madre o Domatrice di Capelli, il corpo femminile si piega e si flette seguendo geometrie rigorose. La donna non è fragile; è una forza tellurica. Le braccia sono solide, i piedi ben piantati a terra, e i gesti — seppur quotidiani come pettinarsi o chinarsi — assumono una valenza rituale.
La domatrice di capelli non sta solo sistemando un’acconciatura, sta mettendo ordine nel caos della materia.
Lo Sguardo e l’Assenza
Un tratto distintivo è l’espressione dei volti: spesso assorti, rivolti altrove o con gli occhi socchiusi. In Due Voci, le protagoniste sembrano colte in un istante di sospensione comunicativa.
Non guardano lo spettatore, ma sembrano ascoltare qualcosa di invisibile.
Qualcuno dice che questa scelta stilistica crea una distanza aristocratica e malinconica, per me è invece una presenza molto concreta e allo stesso tempo inafferrabile.


Per questo le figure femminili sono spesso incorniciate da elementi architettonici netti.
In Giorno di festa o La musa, la figura è posta al limite tra un interno d’ombra e un esterno di un azzurro zenitale. Questo sottolinea un ruolo di “mediatrice” tra il mondo domestico e l’infinito.
Simbolismo e Modernità
L’uso della tempera su tavola mi permette di fare campiture piatte e opache che esaltano i volumi. Il contrasto tra le vesti (spesso dai colori caldi come l’arancio o l’avorio) e lo sfondo azzurro crea un’atmosfera di attesa senza tempo.



Non posso negare che questa plasticità trae spunto da tanta pittura antica, in particolare giottesca. Sento il bisogno di un dialogo costante con l’antico. Ne La musa, il confronto diretto tra la donna reale e il busto marmoreo suggerisce la continuazione contemporanea di un mito classico.
Mi piace pensare alle figure femminili come icone di una quotidianità sacralizzata. Sono donne che non cercano di compiacere l’osservatore, ma che abitano il dipinto con una dignità solitaria, trasformando ogni piccolo gesto in un evento eterno.