Di grande inreresse, e da me molto attesa, la mostra Metafisica/Metafisiche al Palazzo Reale di Milano, aperta fino a giugno.
Partendo dal primo nucleo strettosi intorno a Giorgio De Chirico a Ferrara nel 1917 con Savinio, Carrá e De Pisis la mostra sviluppa opere e conseguenze di un’avanguardia tutta italiana che avrà evoluzioni non solo nella pittura, ma anche in altri campi artistici, sopratutto in architettura.
Giorgio De Chirico ne è l’iniziatore indiscusso, già gigantemente “metefisico” nella sua pittura successiva al 1910.


Forse l’unica lacuna di questa mostra, peraltro ricchissima di opere e di sviluppi, è la mancanza di attenzione al periodo tra il 1910 e il 1917 dove Giorgio de Chirico è già “metafisico” e dove è già autore di una pittura che si costruisce sul culto dell’antico, sulla costruzione di visioni, sul “senso del presagio”.

Confronto con il Futurismo
Con il Futurismo la Metafisica è la più innovativa e radicale avanguardia italiana del ‘900. E ne è il suo esatto opposto. Nel Futurismo l’esaltazione del movimento, della velocità, del dinamismo, del progresso; nella Metafisica si cerca lo spaesamento poetico, l’immobilitá, l’enigma, l’idea di un presente eterno.
E allora con gioia si passa dalle meraviglie del primo De Chirico alle splendide realizzazioni di Carlo Carrá e di alcuni fondamentali momenti di Giorgio Morandi e Felice Casorati.



Non si tratta di un vero movimento, piuttosto di una comune attitudine: il gruppo dei pittori metafisici si oppone al mito del progresso tecnico e pensa alla classicità “come ad un arsenale di valori da riabilitare e da tradire”.
È un linguaggio che celebra la sospensione del tempo, il mistero, la memoria, la mitologia. Un linguaggio che personalmente trovo congeniale e che è alla base dei miei quarant’anni di pittura.
C’è un gruppo di dipinti a cui sto lavorando da un paio d’anni che si chiama “La città in attesa” dove è per me fondamentale il riferimento alle visioni metafisiche di città silenziose, sospese, eterne.

