Prendo spunto dalla mostra in questi giorni a Pontedera (provincia di Pisa) la collettiva “Pinocchio e i carabinieri”, ideata e curata da Filippo Lotti.

Tema interessante che più volte appare nelle pagine del libro di Carlo Collodi. Nel terzo capitolo ad esempio:
“Alla fine, e per buona fortuna, capitò un carabiniere il quale, sentendo tutto quello schiamazzo, e credendo si trattasse di un puledro che avesse levata la mano al padrone, si piantò coraggiosamente a gambe larghe in mezzo alla strada, coll’animo risoluto di fermarlo e d’impedire il caso di maggiori disgrazie.
Ma Pinocchio, quando si avvide da lontano del carabiniere, che barricava tutta la strada, s’ingegnò di passargli, per sorpresa, framezzo alle gambe, e invece fece fiasco.
Il carabiniere, senza punto smuoversi, lo acciuffò pulitamente per il naso (era un nasone spropositato, che pareva fatto apposta per essere acchiappato dai carabinieri), e lo riconsegnò nelle proprie mani di Geppetto; il quale, a titolo di correzione, voleva dargli subito una buona tiratina d’orecchi. Ma figuratevi come rimase quando, nel cercargli gli orecchi, non gli riuscì di poterli trovare: e sapete perché? perché, nella furia di scolpirlo, si era dimenticato di farglieli.”

la storia raccontata da Collodi non è la fiaba a cui la maggiorparte dei bambini si è abituata ma un racconto a volte anche duro e crudo. Nel ventisettesimo capitolo si trovano di nuovo i carabinieri:
“Quindi si volsero a Pinocchio, e dopo averlo messo in mezzo a loro due, gl’intimarono con accento soldatesco:
– Avanti! e cammina spedito! se no, peggio per te!
Senza farselo ripetere, il burattino cominciò a camminare per quella viottola, che conduceva al paese. Ma il povero diavolo non sapeva più nemmeno lui in che mondo si fosse. Gli pareva di sognare, e che brutto sogno! Era fuori di sé. I suoi occhi vedevano tutto doppio: le gambe gli tremavano: la lingua gli era rimasta attaccata al palato e non poteva più spiccicare una sola parola. Eppure, in mezzo a quella specie di stupidità e di rintontimento, una spina acutissima gli bucava il cuore: il pensiero, cioè, di dover passare sotto le finestre di casa della sua buona Fata, in mezzo ai carabinieri. Avrebbe preferito piuttosto di morire.”
E in effetti il titolo del libro è Le avventure di Pinocchio. Avventure burrascose meno conosciute ma racconate magistralmente nel film di Matteo Garrone.
Un altro tema del libro che ho riproposto pochi anni fa è stato quello in cui Pinocchio viene legato per fare la guardia per difendere le galline dalla donnola che assalta il pollaio.

“Detto fatto, gl’infilò al collo un grosso collare tutto coperto di spunzoni di ottone, e glielo strinse in modo da non poterselo levare passandoci la testa dentro. Al collare c’era attaccata una lunga catenella di ferro: e la catenella era fissata nel muro.
– Se questa notte, – disse il contadino, – cominciasse a piovere, tu puoi andare a cuccia in quel casotto di legno, dove c’è sempre la paglia che ha servito di letto per quattr’anni al mio povero cane. E se per disgrazia venissero i ladri, ricordati di stare a orecchi ritti e di abbaiare.
Dopo quest’ultimo avvertimento, il contadino entrò in casa chiudendo la porta con tanto di catenaccio: e il povero Pinocchio rimase accovacciato sull’aia, più morto che vivo, a motivo del freddo, della fame e della paura.”
Questo tema mi piace molto e ho riproposto il pollaio in altre versioni.
Altri personaggi trattati in questi anni? Cappuccetto Rosso per una bella mostra presso la Galleria dell’Incisione, la Sirena, il Centauro….



E in fondo, come ho detto più volte, tutta la mia pittura è narrazione, e in tutti i miei dipinti si può ritrovare una storia.