“Babbo, nei tuoi quadri c’è tanta luce ma non vedo mai il sole”.

Mi piace ricordare questa osservazione infantile di mio figlio che con semplicità sottolineava uno degli aspetti a cui tengo di più: la Pittura di luce.

Questa definizione l’ha coniata lo storico dell’arte Roberto Longhi parlando della pittura di Piero della Francesca,  “sintesi prospettica di forma e colore”, e dai tempi del Liceo mi ha attratto irresistibilmente.

Una luce interiore che illumina esternamente i personaggi e lo spazio dove sono collocati.

Opera: Racconto del Bosco sacro VII

La luce in pittura: la mia ricerca

L’arte del primo Rinascimento, in particolare quella toscana, è stata agli inizi del mio percorso artistico un punto di riferimento ineludibile: Domenico Veneziano, Filippino Lippi, Sano di Pietro, Beato Angelico che negli affreschi del Convento di san Marco raggiunge vertici altissimi  di “sintesi prospettica di forma e colore”.

La pittura di luce dalla figura arriva anche al paesaggio e da giovane studente a mestierante della pittura ho continuato a cercare la luce in pittura: dall’olandese Jan Vermeer allo spagnolo Joaqín Sorolla, dal veneto Tiepolo all’inglese William Turner, dal francese Georges de la Tour al lituano contemporaneo Paulis Postazs.

A volte hanno accostato il mio lavoro alla pittura italiana degli Anni Venti e al Ritorno all’ordine (titolo che ho dato anche ad alcuni miei dipinti).

Una pittura quindi di semplificazione delle forme e dai colori chiari e luminosi: quella per esempio di Antonio Donghi e di Felice Casorati, sempre per me fonte di riflessione  e stimolo.

E mi piace ritrovare la luce interiore, la sintesi di forma e colore, nei miei dipinti, sia che siano figure sia che siano distese d’acqua  o paesaggi montani.