Sono nato sul mare e continuo a cercare l’orizzonte del mare; eppure spesso nei miei dipinti lo spazio liquido è sempre rinchiuso e trattenuto.
Il mio percorso pittorico è partito circa trent’anni fa con immagini di figure in interni chiusi per aprirsi verso la fine degli anni ’90 in visioni di esterni dove la figura dialoga con l’elemento acqua e l’elemento cielo.



Il mare è una immensa massa blu, è un corpo impenetrabile, non quantificabile, non misurabile. L’essere umano si trova in questo modo spaventato ma anche attratto dalla voglia di lasciarsi cadere, immergere, fagocitare da questo corpo liquido.

Pontili
Il tema dei Pontili, in particolare, mi permette di lavorare su questa condizione mai definitiva: il molo di legno suggerisce saldezza di fronte al movimento del mare. Ma qui un semplice colpo di vento potrebbe decidere per noi.
Le mie figure sul pontile rappresentano la nostra fragilità, la nostra incapacità di fermare sia la nostra posizione, sia il tempo che ci circonda.
Riflessi
Invece quando l’acqua è contenuta in una vasca o in un fiume il mondo ci si riflette trasformandosi in qualcosa di più leggero.
Il riflesso nell’acqua ci rimanda un’immagine del mondo reale, fedele ma diversa, contemplabile ma non tangibile.


Anche in questo caso rimane però la tentazione di scoprire cosa c’è dietro la superficie, che sia l’acqua o la terra che ci sostiene.
Alcune figure si curvano cercando la terra come per interrogarla e, forse, penetrarla. C’è il desiderio di abbassarsi per inabissarsi dentro ciò che ci regge, sfondare il piano che abbiamo davanti a noi.