Katsushika Hokusai, Il ponte a tamburo presso il santuario di Tenjin a Tameido, 1834 c.a.
Katsushika Hokusai, Cortigiana

HOKUSAI, la mostra monografica sul grande pittore e incisore giapponese, è a Pisa, al Palazzo Blu. Vista sabato scorso, è aperta fino al 23 di febbraio.

Hokusai è considerato il principale esponente di una corrente pittorica del XIX secolo, ma sarebbe meglio dire di un modo di sentire tipicamente giapponese, chiamata UKIYO-YE’. Tradurre questo termine non è facile, chi ci prova con “pittura della vita fluttuante“, chi con “specchio della vita che passa”. Il continuo scorrere di immagini, vedendo questa mostra, mette effettivamente un po’ in uno stato di confusione. Che risulta in realtà molto piacevole.

La raffinatezza e l’eleganza delle figurazioni, spesso minuscole, trascinano l’osservatore in un viaggio dove qualcosa sfugge. E questo è l’elemento che ci obbliga a “fluttuare” davanti a queste preziose immagini.

Katsushika Hokusai, Cortigiana

 

«Sin dall’età di sei anni ho amato copiare la forma delle cose, e dai cinquant’anni pubblico spesso disegni, ma fino a quel che ho raffigurato a settant’anni non c’è nulla degno di considerazione. A settantatré ho un po’ intuito l’essenza della struttura di animali e uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Se posso esprimere un desiderio, prego quelli tra lor signori che godranno di lunga vita di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato. Dichiarato da Manji il vecchio pazzo per la pittura.»

(Katsushika Hokusai, postfazione di Cento vedute del Monte Fuji, 1835)

Katsushika Hokusai, Ponte nella provincia di Settsu