Lorenzo Bonechi: il codice del Sacro

E’ stata per me una visita emozionante: una piccola bellissima mostra al Castello Campori di Soliera, vicino a Modena, raccoglie trenta lavori di Lorenzo Bonechi. Un itinerario che attraversa le diverse fasi di ricerca dell’artista: dal disegno all’incisione, dai dipinti materici alle tempere su carta.

Avevo scoperto questo affascinante pittore alla Biennale di Venezia del 1995, la bellissima edizione curata da Jean Clair.

Pittura di luce e silenzio. Un legame profondo con il mondo luminoso e senza tempo di Domenico Veneziano, Sassetta, Piero della Francesca. Uno spirito che sento molto vicino.

La carriera di questo pittore fu purtroppo molto breve ma estremamente intensa ed interessante.

Pur essendo centrata sulla sacralità dell’esistenza ci sono tanti altri temi che sento affini al mio dipingere: la natura e il suo mistero, la pittura come narrazione di un evento, l’uso della luce diffusa, che rende luminosa l’aria e i colori.

Lorenzo Bonechi 2 figure in piedi

Roberto Longhi parlava di pittura di luce descrivendo un momento da me sempre amato della pittura toscana, quello in cui Domenico Veneziano, Piero della della Francesca, Paolo Uccello, Fra’ Angelico (soprattutto nelle predelle) si distinguono per un uso della luce che rende i colori chiari, smaltati, estremamente luminosi.

Desidero tenere sempre presente quel tipo di luce chiara e unificante quando realizzo un dipinto. ed è la stessa luce che ritrovo nei bellissimi dipinti di Lorenzo Bonechi.

Quando compongo un dipinto mi piace cercare un senso dello spazio sobrio, nitido, pulito (che ritrovo anche nei suoi quadri) e la sintonia con le soluzioni compositive e formali di tanta bella pittura del ‘300 e ‘400, specificamente toscana ( i Giotteschi, i Lorenzetti, Paoli Uccello, il Maestro dell’Osservanza, oltre ai già citati Domenico Veneziano, Piero della Francesca e il Sassetta).