La composizione come esposizione, non descrizione
Dipingo vedute di paesaggi naturali o urbani: ogni elemento (nuvola, montagna, albero, corso d’acqua) viene posizionato per creare una figurazione ideale, una composizione che non descrive ma espone gli elementi che la costituiscono.
Non cerco realtà o descrizione: partendo da elementi reali l’immaginazione costruisce un mondo dove i conflitti sono risolti, dove gli elementi sono rappacificati e salvati dal caos che ci circonda.
Per questo i miei sono “Paesaggi ideali“, come la famosa Città ideale della Galleria delle Marche a Urbino.



La finzione scenica del paesaggio
Questo sistema è, secondo me, particolarmente evidente nelle serie “Belvedere” e “Città in attesa”, ma presente in ogni mio quadro.
È quindi evidente che non sono attratto dal realismo o da una ricostruzione naturalistica della realtà.
Mi interessa piuttosto rendere visibili delle immagini pensate e questa immagine presuppone la creazione di una finzione scenica necessariamente artificiale, come quella della “Ragazza che finge di tuffarsi in un fiume,” benché composta di elementi riconoscibili e naturali.
Credo che un giardino all’italiana, dove tutto è artificialmente collocato ed ordinato partendo però dall’elemento naturale, sia l’immagine più vicina a cosa punto quando compongo un dipinto di paesaggio.

Le città di mare: ricordi, navi e luoghi ideali
Lo stesso vale per i paesaggi urbani. Sono nato a Livorno ed ho dei ricordi molto forti del porto e dell’umanità che popola una città di mare.
Anni fa ho anche per molto tempo disegnato navi addormentate ed abbandonate nel mare, per sempre nel loro elemento anche quando non servono più a nulla. In generale penso che la mia città ideale debba avere una profonda relazione con l’acqua (cosa che ho letto recentemente anche in un libro di Tullio Pericoli).


Venezia, New York, Lisbona, Barcellona, San Francisco, Genova e Malaga in questo senso mi hanno sempre attirato tantissimo. “Città in attesa” si inserisce proprio in questo solco.